Riflettori puntati su quello che viene definito l’“inferno dei ragazzini” negli studi di
Barbara D’Urso per aprire la nuova puntata di Domenica Live.
Si comincia dagli arresti domiciliari di Gabriele Paolini, raccontati
attraverso gli occhi di chi lo conosceva, anche solo di vista, per
capire cosa si potesse intuire o meno in merito ai rapporti con
minorenni, per i quali è sotto accusa.
E ovviamente, la parola viene data ai suoi “discepoli”, quelli che,
seguendo il suo esempio, si mettono dietro le telecamere. Non dalla
D’Urso e non oggi, ovviamente. Oggi i riflettori sono tutti per loro e,
in particolare, per Niki, giovane allievo di Paolini. Anche mentre
citofona a casa del maestro per chiedere notizie.
Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Minori, commenta
duramente l'intervento: "La vostra presenza qui è un dramma nel dramma".
Altrettanto netta la risposta di Niki: "Siamo stati invitati". E dopo
queste parole, in effetti, poco c'è da aggiungere.
Si torna così a stretto giro, sul fenomeno delle baby-squillo: sono
pochi i casi di questo tipo, ribadisce Barbara D’Urso, partecipando al
dibattito tra gli ospiti in studio, ma bisogna parlarne per far capire
ai ragazzini che questo non si fa.
Il “poco” ribadito a parole sembra prendere altre misure nei servizi
mostrati, riproponendo estratti delle trasmissioni “Lucignolo” e “Le
Iene”. Il primo problema evidenziato è l’abuso di alcol. “Ci sono anche
ragazzi che invece di berlo, lo usano come collirio, assumendolo dagli
occhi, perché arriva prima al cervello”, rivela la conduttrice. Poi c’è
l’uso di pasticche.
Nel mezzo, immagini di preparativi per serate, ragazzine che tolgono le
scarpe basse e mettono i tacchi, si truccano e mostrano generosamente il
decolleté, e ragazzini che fanno i “cretini” con le amiche, in un
comportamento che il padre di uno dei ripresi definisce “da animali”. E
ancora, ragazzine in minigonna che ballano stringendosi a un palo in una
sorta di baby – e soprattutto domestica – lap dance.
Dal comportamento leggero al servizio sul branco. Si parla del caso
Molfetta e della ragazzina violentata da dieci ragazzi, alcuni dei quali
oggi maggiorenni. A parlare, in più servizi, sono i genitori degli
arrestati e la moglie di uno di questi. Per tutti la dichiarazione è
ovvia: il parente accusato è innocente.
Sarà la giustizia a fare il suo corso. Intanto, i parenti assicurano che
la ragazzina ha mentito. E c’è perfino la madre di un accusato che
garantisce che il figlio, accusato, con la ragazza avrebbe voluto una
storia seria, ma poi vedendo il suo comportamento, si era tirato
indietro. “L’ha vista con tutti quelli, non si è avvicinato, non ha
osato”, assicura la madre.
In studio si criminalizza chi, riferendosi a una vittima di stupro, dice
“se l’è cercata”, ma intanto i servizi puntano l’indice contro la
vittima di quella che Barbara D’Urso definisce “presunta violenza”. E
sul caso Molfetta cala il sipario e si chiude il dibattito.